giovedì 12 agosto 2004

Un ricordo per...


Oggi, in una pausa acqua dei miei lavori forzati [...le mie ferie...] ho fatto un attimo di zapping televisivo e sono finito su di un vecchio film. Mi sembra giusto regalare un pochino di spazio ad un'attrice che ha fatto la storia del nostro cinema, anche se in molti non si ricordano di lei.


Nata a Napoli, a ridosso del Borgo S.Antonio Abate nel 1888, TINA PICA era figlia d’arte del comico Giuseppe, ed aveva iniziato sin da piccolissima a calcare le scene del glorioso Teatro San Ferdinando, interpretando una parte maschile ne ‘Il cerinaio della ferrovia’.
Questo primo debutto segnò per sempre la sua carriera: il fisico ribelle e la voce cavernosa le consentirono infatti di interpretare più volte ruoli maschili, come Amleto, in una versione napoletana di Shakespeare ed anche di sostituirsi a suo padre nel famoso personaggio di Anselmo Tartaglia da lui magistralmente interpretato.
Protagonista di tanti film del primo cinema muto e poi di importanti spettacoli teatrali, Tina Pica si distinse sempre anche per il carattere forte e deciso: durante le prove per Liolà, a cui era presente lo stesso autore Luigi Pirandello assieme ad Eduardo e Peppino De Filippo, esasperata dai continui loro suggerimenti non esitò ad interrompersi bruscamente dicendo: ‘Voi tre là mi sembrate il Padre, il Figlio e lo Spirito santo. Ma io non posso lavorare in presenza della Santissima Trinità’.
Il grande successo per Tina Pica arrivò però con il cinema, ove fu ineguagliabile spalla di De Sica, in alcuni film nei panni della governante Caramella, ed anche di Totò, in Destinazione Piovarolo. Può sembrare strano, ma in questo film Tina Pica non dà il meglio di sé; i due protagonisti erano infatti troppo simili, tanto che molti considerano appunto l’attrice come l’alter-ego femminile del principe della risata. Ed infatti, mentre Totò per far ridere aveva bisogno di avere come spalla attori come l’impacciato Peppino De Filippo, il burbero e bonario Aldo Fabrizi, o il poliedrico Nino Taranto, così Tina Pica riusciva a tirar fuori tutta la sua vis comica dal suo rapportarsi con personaggi in chiaro contrasto con il suo modo di fare scontroso, irascibile e poco femminile.
Ed infatti sono irresistibili i suoi duetti con il galante Vittorio De Sica, con le bellissime Sophia Loren e Lea Padovani o con i pacati coniugi interpretati da Peppino De Filippo e Dolores Palombo, nei film che vedono Tina Pica nel ruolo della combattiva nonna Sabella.
Spigolosa, anticonformista fino agli eccessi, con la sua voce quasi caricaturale Tina Pica fu anche la protagonista di film di successo, confezionati su misura per lei: Arriva la zia d’America, La sceriffa, La Pica sul Pacifico, Mia nonna poliziotto e numerosi altri, ove già dai titoli appare evidente il ruolo comicamente maschile della protagonista. Solo nel suo ultimo film Ieri, oggi e domani (1963), la ritroviamo nei panni di una nonna dolcissima, seppure energica e determinata. Ma i suoi personaggi bellicosi e sono passati davvero alla storia tanto che la minuta attrice napoletana è finita per diventare, in tempi recenti, uno dei ‘miti’ delle comunità gay e lesbiche, tanto che un ‘club’ a Prato, porta il suo nome, così come locali e ristoranti in altre città d’Italia.
Il pubblico che l’ha amata e applaudita ha sempre immaginato che Tina Pica, grande interprete del personaggio della zitella bigotta lo fosse anche nella vita; in realtà non fu così: ebbe infatti due mariti, uno, Luigi, morto giovanissimo ed un altro, l’appuntato di pubblica sicurezza Vincenzo Scarano, che le fu caro compagno di vita fino al 1967, per oltre quarant’anni.
Rimasta vedova Tina Pica lasciò la sua casa di via S. Teresa 118 e si trasferì al Vomero, in casa del nipote Giuseppe Pica, figlio di suo fratello. Qui, essendo religiosissima così come i suoi personaggi, pretese l’allestimento di una piccola cappellina, ove pregava spesso, recitando le orazioni in un latino napoletanizzato, così come aveva fatto in Napoli milionaria con Eduardo. Pregando, e cucinando il ragù in una pentola di creta, Tina Pica trascorse gli ultimi anni della sua vita, in solitudine e quasi dimenticata. Nella sua vita aveva fatto anche grandi opere di bene, donando ai poveri e ai carcerati gran parte dei suoi guadagni cinematografici. Si spense a ottant’anni, in casa del nipote, il 15 agosto del 1968. A Roma le è stata intitolata una strada. A Napoli un giardino pubblico al Rione Alto.









4 commenti:

  1. Passavo di qui... buona serata.

    RispondiElimina
  2. sempre al passo coi tempi tu, eh??

    RispondiElimina
  3. Lasciami godere il mese di agosto, quando la televisione si riesce a guardare. Tra meno di un mese dovro lasciarla in balia delle soap, del marito di Maurizio Costanzo e di tutta quella porcheria che le massaie subiscono senza più nemmeno lamentarsi :-(

    RispondiElimina
  4. Scusa, scusami tanto, son fuggito senza neanche un "buongiorno".
    Non era nelle mie intenzioni, non volevo mancarti di rispetto, nè essere scortese nei tuoi confronti.
    Forse Vi un giorno ti racconterà

    RispondiElimina